Il patrimonio in disuso dello Stato e degli Enti Pubblici

Un metodo per trasformare in risorse i beni pubblici che oggi non ne producono. Senza fiscalità aggiuntiva per i cittadini, senza coperture finanziarie per investimenti, senza rischio per la sfera pubblica.

Il modello di stima del Ministero dell'economia e delle finanze attribuisce valore nullo a 4,8 milioni di metri quadri di patrimonio pubblico — per metà caserme — per una sola ragione: la destinazione d'uso vigente non incontra alcuna domanda di mercato. Su 325 milioni di metri quadri censiti, l'ottanta per cento è in mano ad amministrazioni locali. Quel valore non è assente: è inaccessibile. Non è un problema di stima, è un problema di chiave.

Questa sezione ospita uno studio che propone la chiave: uno strumento di politica economica, selettivo e strutturale, che estrae valore dai beni obsoleti generando risorse che restano in mano pubblica, a sostegno dei bilanci degli enti che dismettono. L'obiettivo è duplice e si tiene insieme: sviluppo economico unito a pace sociale, due direttrici che si sostengono vicendevolmente.


Come funziona, in tre passaggi

Si attiva solo su richiesta di chi possiede. La valorizzazione urbanistica opera su un bene soltanto quando l'ente titolare lo conferisce in lista, a proprio insindacabile giudizio, e quando il comune la consente entro i parametri che esso stesso determina. Vincoli culturali e paesaggistici, norme di sicurezza e standard urbanistici restano inderogabili.

Il prezzo lo fa il mercato, non un calcolo di parte. La proposta, elaborata a rischio privato, è posta a base di una procedura aperta in cui i concorrenti competono al rialzo sul corrispettivo dovuto all'ente: è quel confronto a far affluire alla mano pubblica il valore generato dalla valorizzazione.

Si verifica prima di spendere. Il progetto è offerto al mercato ai prezzi pubblicati prima di ogni lavorazione: raggiunta la soglia di collocamento si procede a frazionamento, rogiti e incasso integrale; in difetto si archivia, senza che alcuno abbia speso. L'ente incassa in denaro, prima che si apra il cantiere: non progetta, non appalta, non anticipa, non assume rischio di invenduto.


Un innesto nelle previsioni già vigenti

È il tratto che rende lo studio praticabile e non un auspicio: nessuno dei congegni proposti va inventato. Esistono già tutti, e manca soltanto la loro messa in sequenza.

  • L'elenco dei beni da valorizzare, con effetto di classificazione a patrimonio disponibile: articolo 58 del D.L. 112/2008, nella parte salvaguardata dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 340 del 2009.
  • Il titolo edilizio espresso: permesso in deroga per gli edifici di interesse pubblico (articolo 14 del testo unico dell'edilizia) o accordo di programma con ratifica consiliare (articolo 34 del testo unico degli enti locali).
  • La procedura che remunera chi propone senza sottrarre al mercato la formazione del prezzo: la finanza di progetto dell'articolo 193 del codice dei contratti pubblici. Con il presidio della Cabina di regia già istituita presso il Ministero dell'economia e delle finanze.
  • Per i compendi ampi a più proprietari, il programma unitario di valorizzazione territoriale: articolo 3-ter del D.L. 351/2001 e articolo 27 del D.L. 201/2011, che riconosce agli enti locali una quota dal 5 al 15 per cento del ricavato.

Nessuna deroga ai vincoli di tutela, nessun potere sostitutivo, nessun titolo formato per silenzio, nessun fondo né veicolo societario, nessuna copertura per investimenti: si chiede una facoltà, e si lavora per renderla conveniente a chi la esercita.


In armonia con il cammino già avviato

La ricognizione straordinaria degli immobili non utilizzati di Stato, Regioni ed enti locali sta producendo, per la prima volta, l'elenco effettivo del patrimonio inutilizzato, accanto a semplificazioni di rilievo sul mutamento di destinazione d'uso. Su quel patrimonio la strada già tracciata impiega risorse pubbliche per produrre alloggi a canone calmierato: è una strada necessaria, e lo studio non le si contrappone. Ne propone il ramo reciproco, quello che invece di impiegare risorse le genera, e che con una quota vincolata dei proventi finanzia più superfici sociali. Due direzioni complementari, su insiemi distinti di beni, verso il medesimo obiettivo.

Per i compendi ampi appartenenti a più proprietari — le caserme in primo luogo — lo studio propone, come modulo separato, di innestare il metodo sul programma unitario di valorizzazione territoriale: uno strumento che esiste da vent'anni, che produce l'effetto di variante con il consenso di tutti gli enti e che non ha mai camminato perché nessuno aveva interesse a spingerlo.


Sviluppo economico e pace sociale

Il corrispettivo affluisce all'ente prima del cantiere e riduce l'indebitamento; ogni bene monetizzato innesca un appalto privato di riuso che genera gettito indiretto, oneri concessori e basi imponibili prima inesistenti, e fa cessare i costi di custodia e deperimento. Cantieri e occupazione si attivano su iniziative che hanno già superato la verifica di copertura commerciale — lavoro senza rischio di insolvenza per professionisti e imprese — con riuso dell'esistente e senza consumo di nuovo suolo. Anche questa proposta produce una diffusa crescita delle opere edilizie, ma con segno contabile opposto a quello di una politica di incentivi: non uscite a carico del bilancio, bensì entrate dirette dalle cessioni ed entrate indirette dalla fiscalità sugli appalti.

Il sociale non è un capitolo aggiunto alla fine, è dentro il meccanismo: ogni progetto porta una quota obbligatoria di superfici a finalità sociale e di standard aggiuntivi a spese della parte privata, e una quota vincolata dei proventi finanzia edilizia pubblica e sociale, residenze per studenti e alloggi per lavoratori, senza fiscalità aggiuntiva.


Ogni esito è utile, e nessuno costa

Il metodo genera due insiemi omogenei. Il primo raccoglie i beni che esprimono attitudine a creare risorse liquide, e li monetizza. Il secondo raccoglie quelli che non la esprimono, e li candida al ruolo di destinatari del riuso in mano pubblica per fini sociali, con risorse coperte da una quota dei risultati del primo. In nessun caso l'ente sostiene un costo: quando l'operazione non parte, riceve gratuitamente il dossier progettuale, commerciale ed economico su un bene di cui non conosceva il valore.

Chi acquista, dal suo lato, è protetto dalla struttura e non da una garanzia esterna: è proprietario pieno della propria porzione dal primo esborso e conserva presso di sé le risorse per completare l'opera. Il tema è approfondito nella pagina dedicata alla tutela della figura acquirente.


Una proposta costruita per essere verificata

Un meccanismo destinato a operare su migliaia di beni non si adotta per atto di fede. Ogni previsione dello studio è costruita in modo da poter essere messa alla prova su casi concreti, prima e indipendentemente da qualunque generalizzazione: è il metodo, e non l'adesione all'idea, a dover reggere il confronto con i fatti.


Lo studio

Lo studio è redatto per condividere l'iniziativa con il mondo politico e istituzionale, con i professionisti e le imprese, con le associazioni di categoria e con chiunque abbia interesse a valutarla e a contribuire al suo perfezionamento. Comprende una parte ricognitiva, una propositiva — con il modulo incrementale sui compendi a più proprietari — una terza dedicata ai controlli e un allegato che applica il metodo a un compendio reale. L'auspicio è che possa, nei fatti, divenire riforma di legge.


Seguirà la periodica pubblicazione di aggiornamenti, articoli e spunti legati al divenire dell'argomento. Osservazioni, critiche e contributi sono benvenuti attraverso la pagina dei contatti.

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